Salve! Sono Rosmari, un'appassionata dei libri e della letteratura. Nella mia vita ho sempre perseguito l'obiettivo di leggere qualunque cosa e dappertutto. Mi piace condividere ciò che penso di ogni libro che leggo ed ecco perché da qualche anno ho deciso di ritagliare un angolo tutto per me per parlarvene! E voi? Cosa aspettate a condividere le vostre opinioni con me?
lunedì 10 aprile 2017
Quanti e quali dei 100 libri della BBC ho letto?
Salve a tutti!
Oggi ritorno con un post/giochino che sta spopolando su tutti i social e che io volevo proporvi qui, sul mio blog.
Accanto a ogni libro dovete mettere una ✔ se l'avete letto tutto, una ✖ se l'avete cominciato ma non finito e nulla se non l'avete mai letto, così da vedere se superate la media stimata dalla BBC (6/100).
Letti: 15
Non terminati: 15
(In lista/da riprendere: 25 )
1. Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen ✖
2. Il Signore degli Anelli – JRR Tolkien ✖
3. Il Profeta – Kahlil
4. Harry Potter – JK Rowling
5. Se questo è un uomo – Primo Levi
6. La Bibbia ✖
7. Cime Tempestose– Emily Bronte ✔
8. 1984 – George Orwell ✖
9. I Promessi Sposi – Alessandro Manzoni ✖
10. La Divina Commedia – Dante Alighieri ✖
11. Piccole Donne – Louisa M. Alcott ✔
12. Lessico Familiare – Natalia Ginzburg
13. Comma 22 – Joseph Heller
14. L’opera completa di Shakespeare ✖
15. Il Giardino dei Finzi Contini – Giorgio Bassani ✔
16. Lo Hobbit – JRR Tolkien
17. Il Nome della Rosa – Umberto Eco ✖
18. Il Gattopardo – Tomasi di Lampedusa ✔
19. Il Processo – Franz Kafka
20. Le Affinità Elettive – Goethe
21. Via col Vento – Margaret Mitchell
22. Il Grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald
23. Casa Desolata – Charles Dickens
24. Guerra e Pace – Lev Tolstoj ✖
25. Guida Galattica per Autostoppisti – Douglas Adams
26. Brideshead Revisited – Evelyn Waugh
27. Delitto e Castigo – Fyodor Dostoevsk ✖
28. Odissea - Omero ✖
29. Alice nel Paese delle Meraviglie – Lewis Carroll
30. L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kunder ✖
31. Anna Karenina – Leo Tolstoj ✖
32. David Copperfield – Charles Dickens ✖
33. Le Cronache di Narnia – CS Lewis ✖
34. Emma – Jane Austen
35. Cuore – Edmondo de Amicis ✖
36. La Coscienza di Zeno – Italo Svevo ✔
37. Il Cacciatore di Aquiloni – K. Hosseini
38. Il Mandolino del Capitano Corelli – Louis De Berniere
39. Memorie di una Geisha – Arthur Golden
40. Winnie the Pooh – AA Milne
41. La Fattoria degli Animali – George Orwell
42. Il Codice da Vinci –Dan Brown ✖
43. Cento Anni di Solitudine – Gabriel Garcia Marquez
44. Il Barone Rampante – Italo Calvino
45. Gli Indifferenti – Alberto
46. Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
47. I Malavoglia – Giovanni Verga ✔
48. Il Fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello ✖
49. Il Signore delle Mosche – William Golding
50. Cristo si è fermato ad Eboli – Carlo Levi
51. Vita di Pi – Yann Martel
52. Il Vecchio e il Mare – Ernest Hemingway ✔
53. Don Chisciotte della Mancia – Cervantes
54. I Dolori del Giovane Werther – J. W. Goethe ✔
55. Le Avventure di Pinocchio – Collodi ✔
56. L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafon ✖
57. Siddharta – Hermann Hesse ✔
58. Brave New World – Aldous Huxley
59. Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
60. L’Amore ai Tempi del Colera – Gabriel Garcia Marquez
61. Uomini e topi – John Steinbeck
62. Lolita – Vladimir Nabokov ✖
63. Il Commissario Maigret – George S
64. Amabili resti – Alice Sebold ✔
65. Il Conte di Monte Cristo – Alexandre Dumas
66. Sulla Strada (On the road)– Jack Kerouac
67. La luna e i Falò – Cesare Pavese
68. Il Diario di Bridget Jones – Helen Fieldin
69. Midnight’s Children – Salman Rushdie
70. Moby Dick – Herman Melville
71. Oliver Twist – Charles Dickens ✖
72. Dracula – Bram Stoker ✖
73. Tre Uomini in Barca – Jerome K. Jerome
74. Notes From A Small Island – Bill Bryson
75. Ulisse – James Joyce
76. I Buddenbroock – Thomas Mann
77. Il buio oltre la siepe – Harper Lee
78. Gérminal – Emile Zola ✔
79. La fiera delle vanità – William Makepeace Thackeray ✔
80. Possession – AS Byatt
81. Canto di Natale – Charles Dickens
82. Il Ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde ✖
83. Il Colore Viola – Alice Walker
84. The Remains of the Day – Kazuo Ishiguro
85. Madame Bovary – Gustave Flaubert ✔
86. A Fine Balance – Rohinton Mistry
87. Charlotte’s Web – EB White
88. Il Rosso e il Nero – Stendhal
89. Le Avventure di Sherlock Holmes – Sir Arthur Conan Doyle
90. The Faraway Tree Collection – Enid Blyton
91. Cuore di tenebra – Joseph Conrad
92. Il Piccolo Principe – Antoine De Saint-Exupery
93. The Wasp Factory – Iain Banks
94. Niente di nuovo sul fronte occidentale – Remarque
95. Un Uomo – Oriana Fallaci
96. Il Giovane Holden – Salinger
97. I Tre Moschettieri – Alexandre Dumas
98. Amleto – William Shakespeare ✖
99. Charlie e la fabbrica di cioccolato – Roald Dahl
100. I Miserabili – Victor Hugo
venerdì 27 gennaio 2017
Sonderkommando di Salmen Gradowski
Questo, è proprio il caso di dirlo, è una delle volte in cui un libro mi ha fatto male con le parole racchiuse al suo interno. Mi è capitato poche volte che un libro mi “entrasse dentro” così tanto con la potenza delle sue parole. E questa è una di esse.
Anche loro potevano morire da un momento all’altro, eventualità che avvenne effettivamente e che lo scrittore descrive nella seconda parte del diario (non a caso intitolata La separazione). Il 24 febbraio 1944 iniziò la riduzione dei Sonderkommando, perchè la Germania stava perdendo la guerra sul fronte sovietico e la guerra era ormai prossima alla fine. Un giorno i capi nazisti del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau riunirono tutti i Sonderkommando e lessero una lista di numeri (erano numeri anche loro proprio come gli “altri ebrei”!) Fortunatamente Gradowski non compariva in quella lista, ma molti suoi compagni di disavventure furono improvvisamente portati via, in un luogo ignoto.
…La paura è passata per quelli che sono ormai sicuri che il proprio numero resta. Mentre uno stato d’animo funereo si è impadronito dei camerati designati per il trasporto. E la domanda assillante: – “Dove ci portano? A quale scopo? – riempie lo spazio. Nell’aria è palpabile la domanda. Davanti ai loro occhi si forma la parola: Dove? Tutto il loro essere, i loro cuori e i loro animi sono in balia di questo pensiero da incubo, che tormenta e sconvolge il loro io. A quale scopo? Perché li portano via?…
Il vuoto lasciato dai compagni deportati è incolmabile. I giorni non saranno più gli stessi senza di loro. Il campo sembra vuoto (in effetti il numero di “operai” e di Sonderkommando fu dimezzato).
Come chi, addolorato, fa ritorno a casa dal cimitero dopo aver accompagnato al riposo eterno il proprio amato, il proprio familiare – così noi ci sentiamo. Come chi non riesce a staccarsi dal luogo in cui ha appena lasciato una parte della propria vita e volge istintivamente il proprio sguardo verso quell’angolo che gli ha tolto ciò che di più caro aveva al mondo, e si sente di non poterlo abbandonare – così noi ci sentiamo in questo momento, quando ci viene ordinato di fare ritorno nel blocco. Come chi, addolorato, ritorna dal cimitero, il passo pesante, la testa bassa, china, velato di tristezza e di malinconia – così noi ci sentiamo…
Il breve diario di Gradowski si chiude con un unico appello e un solo punto fermo: da un lato c’è l’appello a fermare questa crudeltà di cui gli ebrei non hanno colpa, dall’altro lato l’unica certezza e forma di salvezza ormai rimasta a tutti loro è la preghiera. Infatti, si riuniscono in gruppi e pregano tutti insieme. E’ l’unica cosa rimastagli da fare, l’unica speranza. Hanno provato anche a ribellarsi, ma senza successo. Il risultato è stato un ennesimo sterminio di ebrei innocenti.
Può essere definita una storia incompleta, un diario a metà, poichè il libro si chiude
con questa descrizione dei gruppi di preghiera e con l’appello stesso dell’autore di pregare affinché tutto abbia fine. Non si hanno notizie certe sulla morte di Gradowski. Probabilmente fu ucciso insieme ai responsabili del movimento clandestino nato all’interno del Sonderkommando in seguito alla rivolta del 7 ottobre 1944 presso il crematorio IV. Solo dopo mesi dall’apertura dei campi di concentramento e dalla fine della guerra, furono ritrovati i manoscritti di Gradowski, sotterrati all’interno del campo e ben nascosti da occhi indiscreti e soprattutto da occhi che non dovevano ritrovare tutti questi fogli (i nazisti).
Di certo rimane una testimonianza fondamentale degli anni duri nei campi di concentramento di tutto il mondo, una preziosa testimonianza e un forte appello affinché tutto ciò che è successo non accada mai più. Gradowski invita non solo a riflettere ma anche a diffondere su vasto raggio per non nascondere al pubblico mondiale ciò che è stato.
Un invito alla riflessione e alla presa di coscienza della crudeltà efferata di quegli anni. Perché?? Per non dimenticare…
venerdì 20 gennaio 2017
D’eau et de feu di Françoise Bourdin
Protagonista di questo romanzo rosa è la famiglia Gillespie, una famiglia allargata nata dal secondo matrimonio di Amélie e Angus. Amélie è la classica femme fatale che attira uomini grazie al suo charme e Angus rappresenta, al contrario, il prototipo dell’uomo ricco e perdutamente innamorato della donna seducente. Angus è insaziabile, non riesce a stare lontano dalla sua nuova moglie. Mary, la prima moglie di Angus, è morta in un’incidente diversi anni prima. Ma non poteva minimamente competere con la bellezza di Amélie che con le sue movenze molto seducenti riesce sempre a far cadere Angus ai suoi piedi.
Diversa è la reazione dei rispettivi figli: Amélie “trascina” i suoi quattro figli dallo sfarzo e dal caos di Parigi in una grande fattoria della campagna scozzese, un posto tranquilllo e silenzioso, l’opposto di Parigi. Scott, l’unico figlio ed erede di Angus, non è contento di avere questi nuovi intrusi tra i piedi. Ne sono prova i continui litigi con Amélie, per questioni spesse volte molto futili. Per questo motivo, Scott evita la loro compagnia e decide di dedicarsi maggiormente al lavoro, di concentrare tutte le proprie forze sul futuro della propria impresa. Angus e Scott, infatti, possiedono una distilleria di wisky, un’attività molto redditizia che ha permesso loro di arricchirsi notevolmente negli anni, e una piccola azienda tessile, ultimo ricordo della prima moglie di Angus, Mary.
Unica eccezione agli occhi di Scott è Kate, ultima figlia di
Amélie, un’adolescente dolce e molto tranquilla, l’unica con cui è possibile intavolare un dialogo costruttivo e senza litigare. Kate è segretamente innamorata di Scott (anche se tra i due intercorrono ben 9 anni di differenza!), ma riesce a dissimulare bene l’emozione e l’imbarazzo che prova ogni qualvolta Scott le si avvicina e le rivolge la parola… I rapporti familiari tesi e contrastanti tra i Gillespie e la famiglia di Amélie cambieranno il giorno del “fidanzamento” di Kate (non a caso ho scritto fidanzamento tra virgolette). Grazie a quell’episodio, Scott avrà una sorta di epifania e da quel giorno cambierà tutto…
Si tratta sicuramente di un romanzo rosa caratterizzato da una trama semplice e non particolamente articolata e da un finale a lieto fine. I personaggi principali sono tratteggiati con cura e con ricchezza di dettagli, mentre quelli secondari sono relegati sullo sfondo, utilizzati come contorno della storia e senza particolare descrizione psicologica. Al contrario, i personaggi principali sono delineati alla perfezione, sia per quanto riguarda l’aspetto fisico, sia per quanto riguarda la psicologia. Soprattutto verso la fine l’introspezione psicologica diventa sempre più presente e la storia sembra quasi rellentata per creare l’effetto suspence e “fiato sospeso”.
Oltre ad essere un romanzo rosa è sicuramente un romanzo di formazione perchè seguiamo le vicende della famiglia per più di 5 anni. Kate è una bambina di 11 anni quando si trasferisce presso i Gillespie, alla fine del romanzo è una donna adulta e pronta ad affrontare la vita al di fuori delle quattro mura domestiche. E’ ormai volata dal nido, per approdare su nuovi territori. Anche Scott si trasforma da giovane ribelle e scapestrato in vero uomo, pronto ad assumersi tutte le responsabilità della vita.
E’, infine, una saga familiare (come espressamente segnalato sulla copertina della traduzione italiana del romanzo). Un romanzo “corale” che racconta
le vicende della famiglia allargata Gillespie da diversi punti di vista: dagli occhi della femme fatale Amélie a quello della timida Kate, passando per il rigido Angus e il dongiovanni Scott. Un coro di voci e di sguardi che ci regalano uno dei quadri più realistici delle famiglie allargate moderne.
E non dimentichiamoci del magnifico sfondo delle Highlands, in Scozia.
Il romanzo ha un seguito, già pubblicato e tradotto in Italia. Lo leggerò di sicuro perchè sono proprio curiosa di sapere come andrà a finire la storia.
E non dimentichiamoci del magnifico sfondo delle Highlands, in Scozia.
Il romanzo ha un seguito, già pubblicato e tradotto in Italia. Lo leggerò di sicuro perchè sono proprio curiosa di sapere come andrà a finire la storia.
Personalmente ho letto il romanzo in lingua. L’ho trovato molto semplice nonostante la difficoltà dovuta al fatto che leggevo in lingua straniera. La Bourdin scrive, a parer mio, in un modo sublime, semplice ma molto efficace. Arriva dritto al cuore, subito. Scrive romanzi rosa e romantici ma non banali e diversi dai soliti Harmony o romanzetti che siamo abituati (ahimé) a vedere in giro.
E’ un libro consigliatissimo, edito in Italia per la tre60 (una casa editrice a me sconosciuta). Il titolo in traduzione è “Un cuore in tempesta”. In effetti il titolo italiano rispecchia a pieno le aspettative del lettore. Richiama sicuramente il genere rosa e richiama anche la storia travagliata e difficile dei personaggi del romanzo (Kate, in particolare). Quindi approvo anche il titolo italiano! Non so come sia la traduzione ma il titolo getta sicuramente buone premesse.
Consiglio questo libro? Assolutamente si!
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venerdì 13 gennaio 2017
Il quadro mai dipinto di Massimo Bisotti
Patrick è un insegnante e un pittore con l'ossessione per la perfezione. In una mattina di giugno entra per l'ultima lezione nella sua aula dell'Accademia di Belle Arti. È pronto a lasciare Roma per ripartire da zero a Venezia, città fatta d'acqua e d'incanto. Si congeda dai suoi allievi, lasciando loro un messaggio d'addio che è anche un testamento spirituale: «Credete sempre nelle emozioni, credete nell'amore, senza avere paura di sbagliare perché a volte sono proprio gli errori a portarci alla felicità». Torna a casa e prima di partire decide di andare una volta ancora in soffitta per dare un ultimo sguardo al quadro che ritrae la donna che ha molto amato, la donna il cui ricordo porta sempre con sé. Ma, quando scopre la tela, la vede vuota: la donna sembra avere abbandonato il quadro. Sgomento, Patrick copre nuovamente il dipinto. In fretta e furia abbandona la soffitta e Roma, e corre all'aeroporto. Durante il volo, però, batte la testa e all'arrivo si ritrova confuso, non riesce a ricordare bene il motivo per cui è partito. Ma in tasca ha un biglietto con un indirizzo e un nome: "Residenza Punto Feliz". Si recherà là e troverà una nuova e strana famiglia pronta ad accoglierlo. Miguel, il proprietario della pensione, uno spagnolo saggio cui è facile affidarsi; Vince, gondoliere con il cuore spezzato da un amore andato male; e il piccolo Enrique, curioso ed entusiasta come solo i bambini sanno essere. La nuova vita di Patrick scorre tra amnesie e scoperte, finché a una festa incontra Raquel e non ha dubbi: è lei, la donna che è fuggita dal suo quadro.
Le premesse erano decisamente buone e devo dire che il libro non è stato poi così male. La storia è incentrata in realtà su due storie d'amore: Vince e Vivien da un lato e Patrick- e Raquel dall'altro. Ovviamente la storia d'amore che avrà maggiore spazio ed attenzione all'interno della storia è la seconda, come si può leggere dalla quarta di copertina. La storia è romantica ed interessante anche se alcune scelte non le ho condivise appieno, in particolare una scena che vi narrerò facendo attenzione agli spoilers. Ad un certo punto Patrick e Raquel intraprendono un viaggio insieme, ma improvvisamente si perdono di vista. Patrick, dopo aver cercato non più di tanto, torna a casa (a Roma). Ma come? Tu hai perso la donna della tua vita in Spagna e decidi di tornare a casa?!?! Ma nella quotidianità qualcuno lo farebbe mai?! Questo episodio mi ha fatto riflettere molto e mi ha fatto "scadere" il libro nella sua totalità.
Secondo neo molto grosso è sicuramente l'assenza di distinzione tra registri narrativi: non esiste la persona più o meno colta o la persona più o meno grande. Parlano tutti da grandi con frasi ad effetto. Addirittura un bambino parla come un uomo vissuto!!! Ho letto varie recensioni, e molti condividono questo punto di vista. Non c'è assolutamente differenza tra il dialogo adulto-bambino ed un dialogo adulto-adulto. Tutti parlano allo stesso modo!
Al contrario, lo stile dell'autore mi è piaciuto molto. Intendo proprio il modo di scrivere. Utilizza un linguaggio molto semplice, quindi questo libro è fruibile anche da un pubblico di adolescenti. Utilizza molte frasi ad effetto, soprattutto nella prima parte del libro, che ti inducono a riflettere. Non ho resistito dalla voglia di prendere una matita e sottolineare qua e là le frasi che mi colpivano di più di volta in volta. Ho sottolineato tantissime frasi e non mi succede spesso. Quindi ho sicuramente apprezzato il suo modo di scrivere efficace e che arriva dritto al cuore.
Altro aspetto positivo è anche la cultura dell'autore. Credo che Bisotti sia un uomo molto colto per i continui riferimenti presenti all'interno del libro. C'è la descrizione e l'analisi di un quadro di Frida Kahlo, ci sono vari riferimenti ad altre opere artistiche e vari riferimenti letterari. Sicuramente l'autore è un uomo che ha viaggiato moltissimo e ha studiato molto (o quantomeno letto molto!)
Nel complesso, gli aspetti positivi eguagliano quelli negativi. Tutto sommato non boccio totalmente il libro, ma non mi sento neppure di gridare al capolavoro per tutte le ragioni che vi ho esposto fin qui.
Fatemi sapere voi cosa pensate di Massimo Bisotti e soprattutto se avete letto qualcosa di suo! Sono proprio curiosa di sapere il vostro punto di vista!
Le premesse erano decisamente buone e devo dire che il libro non è stato poi così male. La storia è incentrata in realtà su due storie d'amore: Vince e Vivien da un lato e Patrick- e Raquel dall'altro. Ovviamente la storia d'amore che avrà maggiore spazio ed attenzione all'interno della storia è la seconda, come si può leggere dalla quarta di copertina. La storia è romantica ed interessante anche se alcune scelte non le ho condivise appieno, in particolare una scena che vi narrerò facendo attenzione agli spoilers. Ad un certo punto Patrick e Raquel intraprendono un viaggio insieme, ma improvvisamente si perdono di vista. Patrick, dopo aver cercato non più di tanto, torna a casa (a Roma). Ma come? Tu hai perso la donna della tua vita in Spagna e decidi di tornare a casa?!?! Ma nella quotidianità qualcuno lo farebbe mai?! Questo episodio mi ha fatto riflettere molto e mi ha fatto "scadere" il libro nella sua totalità.
Secondo neo molto grosso è sicuramente l'assenza di distinzione tra registri narrativi: non esiste la persona più o meno colta o la persona più o meno grande. Parlano tutti da grandi con frasi ad effetto. Addirittura un bambino parla come un uomo vissuto!!! Ho letto varie recensioni, e molti condividono questo punto di vista. Non c'è assolutamente differenza tra il dialogo adulto-bambino ed un dialogo adulto-adulto. Tutti parlano allo stesso modo!
Al contrario, lo stile dell'autore mi è piaciuto molto. Intendo proprio il modo di scrivere. Utilizza un linguaggio molto semplice, quindi questo libro è fruibile anche da un pubblico di adolescenti. Utilizza molte frasi ad effetto, soprattutto nella prima parte del libro, che ti inducono a riflettere. Non ho resistito dalla voglia di prendere una matita e sottolineare qua e là le frasi che mi colpivano di più di volta in volta. Ho sottolineato tantissime frasi e non mi succede spesso. Quindi ho sicuramente apprezzato il suo modo di scrivere efficace e che arriva dritto al cuore.
Altro aspetto positivo è anche la cultura dell'autore. Credo che Bisotti sia un uomo molto colto per i continui riferimenti presenti all'interno del libro. C'è la descrizione e l'analisi di un quadro di Frida Kahlo, ci sono vari riferimenti ad altre opere artistiche e vari riferimenti letterari. Sicuramente l'autore è un uomo che ha viaggiato moltissimo e ha studiato molto (o quantomeno letto molto!)
Nel complesso, gli aspetti positivi eguagliano quelli negativi. Tutto sommato non boccio totalmente il libro, ma non mi sento neppure di gridare al capolavoro per tutte le ragioni che vi ho esposto fin qui.
Fatemi sapere voi cosa pensate di Massimo Bisotti e soprattutto se avete letto qualcosa di suo! Sono proprio curiosa di sapere il vostro punto di vista!
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venerdì 6 gennaio 2017
Al di qua del paradiso di Francis S. Fitzgerald
Romanzo d'esordio di Fitzgerald, fu pubblicato nel 1920. L'edizione oggi in commercio (che comprende il singolo romanzo) è del 1996, edito Newton Compton, e presenta la copertina che vi lascio di fianco. Esiste anche il Mammut delle opere di Fitzgerald che comprende, tra gli altri, anche questo romanzo.
La storia racconta le vicende di Amory Blaine, un giovane ricco e molto snob, con una personalità decisamente eccentrica. Il suo egocentrismo dipende però dall'educazione ricevuta dai suoi genitori, ed in particolare, da sua madre Beatrice, una donna che non accetta quasi il suo ruolo di madre poiché non accetta neppure di essere chiamata mamma. Preferisce farsi chiamare Beatrice anche da suo figlio. La madre sogna per il figlio una vita gloriosa e piena di successi, pretende che il figlio frequenti i migliori ragazzi della città e le migliori scuole. Verrà aiutato da Monsieur Darcy nelle scelte importanti della sua vita. Ma all'università, i castelli di sabbia fatti di prospettive e proiezioni future crollano miseramente. Amory capisce di essere cambiato, capisce che quello che sta facendo non è ciò che realmente gli piace, ma sta avverando solo il sogno di sua madre. Sta cambiando e si sente spaesato e confuso: non sa cosa fare della propria vita. Ancora una volta Monsieur Darcy (ex fidanzato giovanile della madre) accorre in suo aiuto e lo mette a nudo, mostrando, al di là delle proprie debolezze, i propri punti di forza tipici del suo carattere eccentrico e gli consiglia di darsi valore proprio sulla base del proprio carattere forte. Al di fuori del micromondo di Amory Blaine, la guerra imperversa. Ma Amory vive un'altra guerra, una guerra tutta interiore che gli strazia il cuore e lo cambia radicalmente. Una guerra contro l'amore, perché non lo porta alla felicità e non fa altro che spezzargli il cuore. Isabelle, Rosalind, Eleanor: in tutti i casi, la conclusione è sempre la stessa.
Questo libro è certamente un romanzo di formazione. Seguiamo le vicende di Amory Blaine dalla più tenera adolescenza fino all'inizio dell'età adulta. Amory cambia il suo carattere, si trasforma da fanciullo testardo ma spensierato, che credeva tutto possibile, in adulto cinico e disilluso. Non crede nel suo tempo, non crede nel progresso: il suo punto di vista è fortemente pessimista. Critica aspramente la società nella quale vive (emblematico è il dialogo con il "grosso omone" nelle ultime pagine). Si sente solo, ha perso molti amici in guerra, altri si sono allontanati e la sua guida, M. Darcy, muore improvvisamente. Amory si sente solo e spaesato, non sa cosa farne della propria vita e, soprattutto, del proprio futuro. Il romanzo si conclude con questo senso di amaro in bocca, non c'è una risoluzione effettiva da parte di Amory, solo una presa di coscienza della propria condizione.
Fitzgerald critica fortemente la generazione dei "vecchi", ovvero la generazione dei suoi genitori. Essi non hanno fatto altro che arricchirsi a dismisura, senza assicurare un futuro certo ai propri figli. Questi ultimi, di conseguenza, sono totalmente inesperti perché non hanno ricevuto delle basi corrette da parte dei genitori. Fitzgerald critica tutto il sistema, nulla può salvarsi. Amory si rivela, a sua insaputa, un comunista convinto e sostiene il pensiero comunista. Nelle ultime pagine Amory ha piena consapevolezza di questo suo cambiamento quasi naturale, improvviso e inconscio. Al "grosso omone" socialista si oppone Amory, fervido comunista che vorrebbe applicare la "politica della condivisione" propugnata dal comunismo. E' anche un romanzo politico, dunque.
Questa presa di coscienza è, però, molto lenta, forse anche troppo. Per i pochi eventi importanti che accadono nel romanzo, 200 e più pagine sono forse anche troppe. C'è molta introspezione, nel senso che conosciamo molto dei pensieri di Amory, ma in alcuni punti l'ho trovato un po' troppo prolisso e noioso. A volte i discorsi si ripetevano e per questo motivo non sono riuscita a "divorare" il romanzo così come mi aspettavo.
Ultimo inciso. La traduzione è decisamente troppo troppo vecchia. E' una vecchia traduzione del 1996 e il linguaggio e decisamente "non adatto" ai nostri tempi. Il Mammut si Fitzgerald contiene (purtroppo) la stessa traduzione. Perchè non aggiornarla? Esiste anche l'edizione della Minimum Fax ma non ho letto quell'edizione e quindi non so come sia la traduzione. Facciamo un appello alla Newton Compton al fine di pubblicare un'edizione più recente e meglio tradotta. Ma il problema non è solo la traduzione. Il testo è zeppo di refusi ed errori di stampa e di formattazione troppo evidenti e, in alcuni punti, anche snervante? Gli stessi refusi sono presenti nel Mammut. Ma una ricontrollatina prima di dare alle stampe il libro??
Nel complesso un buon libro, che mi sono ripromessa di rileggere tra qualche anno (magari nell'edizione della Minimum Fax).
Voi l'avete mai letto? Come al solito fatemi sapere cosa ne pensate!
Buona epifania
Questo libro è certamente un romanzo di formazione. Seguiamo le vicende di Amory Blaine dalla più tenera adolescenza fino all'inizio dell'età adulta. Amory cambia il suo carattere, si trasforma da fanciullo testardo ma spensierato, che credeva tutto possibile, in adulto cinico e disilluso. Non crede nel suo tempo, non crede nel progresso: il suo punto di vista è fortemente pessimista. Critica aspramente la società nella quale vive (emblematico è il dialogo con il "grosso omone" nelle ultime pagine). Si sente solo, ha perso molti amici in guerra, altri si sono allontanati e la sua guida, M. Darcy, muore improvvisamente. Amory si sente solo e spaesato, non sa cosa farne della propria vita e, soprattutto, del proprio futuro. Il romanzo si conclude con questo senso di amaro in bocca, non c'è una risoluzione effettiva da parte di Amory, solo una presa di coscienza della propria condizione.
Fitzgerald critica fortemente la generazione dei "vecchi", ovvero la generazione dei suoi genitori. Essi non hanno fatto altro che arricchirsi a dismisura, senza assicurare un futuro certo ai propri figli. Questi ultimi, di conseguenza, sono totalmente inesperti perché non hanno ricevuto delle basi corrette da parte dei genitori. Fitzgerald critica tutto il sistema, nulla può salvarsi. Amory si rivela, a sua insaputa, un comunista convinto e sostiene il pensiero comunista. Nelle ultime pagine Amory ha piena consapevolezza di questo suo cambiamento quasi naturale, improvviso e inconscio. Al "grosso omone" socialista si oppone Amory, fervido comunista che vorrebbe applicare la "politica della condivisione" propugnata dal comunismo. E' anche un romanzo politico, dunque.
Questa presa di coscienza è, però, molto lenta, forse anche troppo. Per i pochi eventi importanti che accadono nel romanzo, 200 e più pagine sono forse anche troppe. C'è molta introspezione, nel senso che conosciamo molto dei pensieri di Amory, ma in alcuni punti l'ho trovato un po' troppo prolisso e noioso. A volte i discorsi si ripetevano e per questo motivo non sono riuscita a "divorare" il romanzo così come mi aspettavo.
Ultimo inciso. La traduzione è decisamente troppo troppo vecchia. E' una vecchia traduzione del 1996 e il linguaggio e decisamente "non adatto" ai nostri tempi. Il Mammut si Fitzgerald contiene (purtroppo) la stessa traduzione. Perchè non aggiornarla? Esiste anche l'edizione della Minimum Fax ma non ho letto quell'edizione e quindi non so come sia la traduzione. Facciamo un appello alla Newton Compton al fine di pubblicare un'edizione più recente e meglio tradotta. Ma il problema non è solo la traduzione. Il testo è zeppo di refusi ed errori di stampa e di formattazione troppo evidenti e, in alcuni punti, anche snervante? Gli stessi refusi sono presenti nel Mammut. Ma una ricontrollatina prima di dare alle stampe il libro??
Nel complesso un buon libro, che mi sono ripromessa di rileggere tra qualche anno (magari nell'edizione della Minimum Fax).
Voi l'avete mai letto? Come al solito fatemi sapere cosa ne pensate!
Buona epifania
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domenica 1 gennaio 2017
Reading Challenge 2017 by Rosmari Books
Salve a tutti! Il 2016, ahimé, sta per volgere al termine ed occorre giocoforza fare un bilancio dell'anno appena trascorso. Però c'è anche aria di novità, di aspettative, di speranze, ma soprattutto di....Reading Challenge!
Ebbene sì, miei cari amici lettori, anche per quest'anno ho deciso di aderire a una reading challenge. Però quest'anno volevo affrontare una challenge su misura per me e per il mio stile di lettura. Non trovando la "challenge perfetta" (perfetta per le mie esigenze) ho deciso di creare io stessa una challenge libresca. Ed ecco a voi....la Rosmari Reading Challenge!
La Challenge è composta da 30 punti, più o meno misti e di vario genere. Ho pensato di inserirne 30 perchè come obiettivo di lettura mi sono imposta 40-45 libri per il 2017. Quindi, dopo 30 libri "obbligati", ho voluto lasciare un margine di 10-15 libri per le letture "libere" non vincolate da questa challenge (in previsione della partecipazione ad altre minichallenge durante l'anno).
Ma non perdiamoci in chiacchiere ed ecco a voi i 30 task da superare:
- Un classico della letteratura russa
- Un libro di cui uscirà un film nel 2017
- Una trilogia completa
- Young adult
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- Libro scelto o comprato solo per il titolo
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- Libro incentrato su un lavoro che mi piacerebbe fare
Ecco i 30 task (o obiettivi da raggiungere). Vi lascio una foto riassuntiva che potete anche stampare, portare con voi o metterla nella vostra agenda.
Nel caso scegliate di farla insieme a me fatemelo sapere! Taggatemi nei vostri post o scrivete con l' #RosmariReadingChallenge in modo che io possa seguire le vostre letture o le modifiche che vorrete apportare alla mia challenge.
Vi saluto miei cari lettori e buone letture a tutti! Ah dimenticavo! Buon 2017 😎😃😁
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venerdì 16 dicembre 2016
Un sogno tra i fiocchi di neve di Corina Bomann
Anna odia il Natale e con esso l'atmosfera di magia e serenità che si respira solitamente in quel periodo. Infatti, ogni anno decide di evadere dall'eccessiva aria melensa e dal frastuono derivato dalle corse al regalo perfetto o dell'ultimo minuto per raggiungere una qualsiasi località estiva in cui non ci sia aria natalizia.
Ma quest'anno Anna ha cambiato programma: in seguito a una mail inviatale dal suo fratellino Jonathan e alle insistenze della dolce signora Hallmann, Anna decide di tornare a casa per trascorrere le feste di Natale con la sua famiglia, e in particolare con Jonathan. Così, prende il treno direzione Berlino ma, sfortunatamente, si addormenta nel treno e si ritrova al capolinea, a Binz. Da qui partono una serie di "sfortune" e piccoli incidenti di percorso che potremmo riassumere con Mai Una Gioia! Incontra vari "angeli" che accorrono in suo aiuto ma tutto sembra un complotto atto a non far tornare Anna a casa! Ovviamente il finale è a lieto fine, come in ogni romanzo della Bomann che si rispetti.
Non conoscevo la trama completa di questo romanzo. Mi aspettavo una storia d'amore tra la protagonista e qualche uomo misterioso che compariva all'improvviso. Cercavo di scorgere continuamente nei dialoghi di Anna con le altre persone (in particolare uomini) chi fosse il fortunato prescelto per svolgere il ruolo di Principe Azzurro della difficile Anna. Ma così non è stato. Se vi aspettate una storia d'amore, rimarrete deluse. Non c'è nessuna storia d'amore.
Il breve romanzo si concentra sulle disavventure di Anna, disavventure che si susseguono una dopo l'altra e che sembrano non arrivare mai ad un lieto fine. Ti viene da pensare: "Ma capitano tutte a lei!" oppure "Anche questa! Nooo poverina!". Per questo motivo non ho ben capito il titolo "Un sogno tra i fiocchi di neve". Dov'è il sogno? Che sia un riferimento al fatto che Anna si addormenta in treno e perde la sua fermata?! Per questo motivo sono andata alla ricerca del titolo originale per capire se fosse stata una mera traduzione del titolo originale oppure una "trovata" editoriale. Indovinate? Seconda opzione. Il titolo originale è "Eine wundersame Weihnachtsreise" traducibile letteralmente con "Uno strano (misterioso) viaggio di Natale". Direi che il titolo originale rispecchia a pennello le aspettative del lettore e la storia raccontata. Il titolo italiano, invece, delude le aspettative del lettore. Infatti, come ho già detto prima, mi aspettavo una storia d'amore o quantomeno il coronamento di un sogno proprio nel giorno di Natale. Invece no. Non accade nulla di tutto questo.
La storia in sè è molto carina, non è assolutamente scontata perchè veramente ne accadono di tutti i colori. Si è dimostrato una lettura, quindi, molto piacevole, senza pretese e senza particolare difficoltà nel capire la successione delle mirabolanti peripezie di Anna. Un romanzo breve, capace di farti compagnia e di strapparti anche un sorriso qua e là.
Lo consiglio? Sì per chi cerca una lettura leggera e per niente pretenziosa o per chi cerca semplicemente un libro ambientato durante le feste di Natale (per restare nel tema "feste natalizie").
Non conoscevo la trama completa di questo romanzo. Mi aspettavo una storia d'amore tra la protagonista e qualche uomo misterioso che compariva all'improvviso. Cercavo di scorgere continuamente nei dialoghi di Anna con le altre persone (in particolare uomini) chi fosse il fortunato prescelto per svolgere il ruolo di Principe Azzurro della difficile Anna. Ma così non è stato. Se vi aspettate una storia d'amore, rimarrete deluse. Non c'è nessuna storia d'amore.
Il breve romanzo si concentra sulle disavventure di Anna, disavventure che si susseguono una dopo l'altra e che sembrano non arrivare mai ad un lieto fine. Ti viene da pensare: "Ma capitano tutte a lei!" oppure "Anche questa! Nooo poverina!". Per questo motivo non ho ben capito il titolo "Un sogno tra i fiocchi di neve". Dov'è il sogno? Che sia un riferimento al fatto che Anna si addormenta in treno e perde la sua fermata?! Per questo motivo sono andata alla ricerca del titolo originale per capire se fosse stata una mera traduzione del titolo originale oppure una "trovata" editoriale. Indovinate? Seconda opzione. Il titolo originale è "Eine wundersame Weihnachtsreise" traducibile letteralmente con "Uno strano (misterioso) viaggio di Natale". Direi che il titolo originale rispecchia a pennello le aspettative del lettore e la storia raccontata. Il titolo italiano, invece, delude le aspettative del lettore. Infatti, come ho già detto prima, mi aspettavo una storia d'amore o quantomeno il coronamento di un sogno proprio nel giorno di Natale. Invece no. Non accade nulla di tutto questo.
La storia in sè è molto carina, non è assolutamente scontata perchè veramente ne accadono di tutti i colori. Si è dimostrato una lettura, quindi, molto piacevole, senza pretese e senza particolare difficoltà nel capire la successione delle mirabolanti peripezie di Anna. Un romanzo breve, capace di farti compagnia e di strapparti anche un sorriso qua e là.
Lo consiglio? Sì per chi cerca una lettura leggera e per niente pretenziosa o per chi cerca semplicemente un libro ambientato durante le feste di Natale (per restare nel tema "feste natalizie").
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